Cavolfiori…crudi!??

Prima di tutto volevo dire: chi l’ha detto che i cavolfiori (io faccio sempre quelli bianchi) si possono mangiare soltanto cotti?

Spesso e volentieri (anzi, proprio all’inizio, quando li ho appena comperati, quando hanno ancora la corolla candida, candida) li faccio crudi in insalata.

Fanno bene soprattutto per chi NON soffre di …aerofagia, sì, le puzzette. Chi ha troppa aria nello stomaco, o perchè ne ingerisce troppa, o perchè mangia cose che gli fanno aria nella pancia o perchè ha i parassiti nell’intestino. Qualsiasi sia il motivo, i cavolfiori crudi in insalata NON sono un toccasana. Non chiedetemi perchè, non lo so. (vedi sotto)

Quindi credetemi sulla parola. Mi è stato consigliato da una persona di fiducia, che si intende di alimentazione macrobiotica e crudista ed io l’ho sempre fatto.  I crudisti e i vegani infatti hanno compreso gli innumerevoli benefici si questo alimento da consumare crudo.

Per poter ricavare il massimo da questo alimento loro consigliano per l’appunto il suo consumo prevalentemente crudo, per poter assimilare il suo prezioso contenuto vitaminico – salino; infatti in seguito alla cottura, come ad esempio la bollitura, esso può perdere parte dei sali minerali e delle vitamine tramite l’acqua di cottura, tranne nel caso in cui si decida di cucinarlo mediante pentola a pressione o cottura a vapore.

Il cavolfiore può essere consumato crudo senza problemi, il fatto che sia poco di tendenza questa tipologia di consumo è dovuto alla tradizione italiana e ad un gusto personale.

Crudi?

Ma sono troppo buoni così, e allora come si preparano? Si tagliano sottilmente – a fettine – evitando il gambo e utilizzando solo la corolla (l’infiorescenza bianca) e in un piatto si condiscono con sale, pepe e olio extravergine di oliva e basta. Oppure potete mischiarli insieme alla vostra solita insalata mista. Mi raccomando il cavolfiore deve essere davvero fresco e in ottime condizioni. Meglio se piccolo.

Il cavolfiore risulta essere un alimento non particolarmente energetico, contiene poche proteine, pochi grassi e pochi carboidrati, dunque è totalmente ipocalorico, e ricco di proprietà nutrizionali che fanno bene al nostro organismo, in particolare:

  • potassio: questo minerale è contenuto in quantità molto elevate, esattamente 350mg ogni 100 grammi di cavolfiore, questo è indispensabile per regolare il ritmo cardiaco e la pressione arteriosa, e previene i crampi muscolari;
  • fosforo: è fondamentale per mantenere in buona salute ossa e denti, ed è presente in discrete quantità;
  • calcio: indispensabile nella costruzione di denti e ossa, questo minerale regola diversi enzimi e favorisce la coagulazione del sangue;
  • vitamina A: ruolo molto importante nella vista e nella differenziazione cellulare, inoltre aumenta le difese immunitarie;
  • magnesio: agisce sul sistema nervoso, ed è insieme al calcio e al fosforo un altro componente delle ossa;
  • vitamina C: funziona da protettore contro i radicali liberi ed è fondamentale nella sintesi del collagene;
  • vitamina K: regola l’attività di importanti proteine che favoriscono la coagulazione del sangue.

Consumato crudo è possibile assimilare tutti questi valori nutrizionali indispensabili per il nostro benessere e salute fisica, inoltre questo alimento così ricco di proprietà ha numerosi benefici per il nostro organismo, in particolare: è utile per contrastare l’anemia, contro il sovrappeso e la stitichezza, aiuta alla detossicazione del fegato, è un ottimo alleato per la prevenzione oncologica, contrasta la glicemia e il colesterolo, ha innumerevoli benefici per le ossa, riduce la pressione, migliora lo stato della pelle e infine ha proprietà antinfiammatorie.

Cavolfiore, carciofi, porri, broccoli….controindicazioni

Cavolfiore, carciofi, porri, broccoli, cavoletti di Bruxelles contengono oligosaccaridi e polioli che hanno un’alta capacità di fermentazione a livello intestinale. Anche in questo caso, il consiglio è quello di mangiare questi ortaggi “passati” anziché interi.

Primo fra tutti è sconsigliato a chi soffre di colon irritabile, in quanto potrebbe provocare dei fastidi come gonfiore addominale o meteorismo.
Inoltre chi sta seguendo una particolare alimentazione per curare la gotta o l’iperuricemia va assunto con moderazione, in quanto questo ortaggio avente un alto dosaggio di purine può contrastare la guarigione.

Anche nel caso di ipotiroidismo si consiglia di consumare occasionalmente il cavolfiore crudo, poiché può sfavorire l’attività tiroidea. Infine si sconsiglia il consumo di cavolfiore in particolare crudo a chi fa uso di anticoagulanti poiché potrebbe interferire con la loro efficacia.

Comunque prima di consumare il cavolfiore crudo si consiglia di lavarlo accuratamente con abbondante acqua, in quanto risulta esposto ad eventuali contaminazione di nitrati.

Tre ricette nuove, nuove con il cavolfiore crudo

Il cavolfiore crudo si presta ad innumerevoli ricette, oppure può essere consumato come contorno in modo molto semplice:

  1. Una ricetta molto amata è l’insalata di cavolfiore, un pasto completo ricco di nutrienti: per prepararla occorre procedere in questo modo: lavare accuratamente un cavolfiore e tagliarlo, aggiungere del tonno sott’olio, dei filetti di acciuga sott’olio, olio, sale e un cucchiaio di succo di limone. Le quantità sono a piacere, inoltre si possono aggiungere anche delle noci tritate oppure delle mandorle, e al posto del tonno si può utilizzare del salmone affumicato.
  2. Un’altra deliziosa ricetta che può essere un ottimo antipasto, è il cavolfiore crudo al carpaccio, per prepararla occorre prima lavare accuratamente l’ortaggio e procedere al taglio di fette sottili, poi condirlo con olio, sale e aceto balsamico, per poi guarnire con noci e scaglie di parmigiano reggiano, davvero da provare!
  3. Ultima ricetta che vogliamo consigliarvi è un ottimo sostituto come primo piatto, ovvero il cavolfiore crudo preparato come se fosse un’insalata di riso! Ebbene sì, il cavolfiore si presta ad innumerevoli ricette prelibate, per ricreare questa occorre: grattugiare un cavolfiore, in modo da renderlo fine e a piccoli pezzi, poi condirlo con olio, un pizzico di sale e pepe, aggiungere verdure a piacere rosolate in padella, oppure se si preferisce un qualcosa di più veloce si può utilizzare il classico condiriso. Insieme alle verdure si può inserire anche del salmone a cubetti scottato in padella, per renderlo un piatto ancora più sfizioso e completo.
condivido a tal proposito un VIDEO preso da Mangiare senza zucchero sul loro canale You Tube:
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Che cosa è la paprika affumicata e come si usa.

Parliamo prima di tutto della paprika in generale

La paprica o paprika è una spezia in polvere dal sapore dolce e piccante, utilizzata in cucina come condimento. Questa spezia è diffusa in particolar modo nella cucina austriaca, ungherese, indiana, spagnola e marocchina.

L’introduzione in Europa è avvenuta grazie agli ungheresi che ne appresero l’uso dai turchi.

Per ricavare la paprica in polvere che viene impiegata comunemente in cucina, si lasciano seccare i peperoni dopo averli liberati dalla parte bianca. Una volta essiccati, vengono macinati. I peperoni in ungherese vengono chiamati “paprika” proprio come la spezia stessa.

La paprica, come già precedentemente accennato, può essere dolce o piccante, questo dipende dalla materia prima utilizzata, cioè in base alla varietà del frutto (o dell’eventuale miscela) e alla lavorazione dello stesso. È piccante quando viene macinata anche la placenta del peperoncino, ossia la parte interna al quale sono attaccati i semi.

Paprika: Proprietà e Benefici

Benessere dei capelli: Ha un buon contenuto di ferro, la sua presenza aiuta l’ossigenazione dei bulbi piliferi dei capelli mentre altre sostanze favoriscono la circolazione sanguigna nel cuoio capelluto.

Contribuisce all’abbassamento della pressione: La capsaicina ha proprietà utili ad abbassare la pressione arteriosa. Un consumo regolare e moderato è in grado di rilassare i vasi sanguigni con effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio.

Salute degli occhi: Il beta-carotene, la luteina e la zeaxantina, aiutano gli occhi a filtrare i raggi nocivi del sole evitando patologie come la cataratta e la degenerazione maculare.

Aiuta la digestione: Il consumo di paprika durante i pasti, contribuisce a facilitare il processo digestivo ed allo stesso tempo svolge un’attività di riequilibrio della flora batterica.

Aiuta il sonno: La vitamina B6 presente in questa spezia contribuisce alla produzione di melatonina ed aiuta quindi a mantenere un normale ciclo del sonno.

Combatte i radicali liberi: Ricca di composti antiossidanti (vitamine, beta-carotene, luteina, criptoxantina fonte di vitamina A) che sono in grado di contrastare l’attività dei radicali liberi con conseguenti benefici in termini preventivi di molte malattie.

Paprika

Paprika: Meravigliose idee per utilizzarla in cucina

La Paprika è spesso usata come un tocco decorativo per i nostri piatti. In realtà utilizzarla in questo modo è davvero limitato poiché potrebbe essere incorporata nel maggior numero possibile di piatti. In Ungheria, la paprika viene ampiamente utilizzata nella loro cucina, tra i piatti più conosciuti del gulasch (stufato di manzo) e paprikash di pollo. La paprika è anche usata per fare salsicce ungheresi e molte dell’Europa orientale.

In Spagna, è usata invece in piatti di riso. La Paprika può anche essere usata ogni volta che si vuole dare un tocco di rosso alla nostra pietanza. Ad esempio, quando si prepara il pollo tandoori, la paprika è un buon sostituto per il fatto che è ottima per la pasta, per le uova alla diavola, per zuppe e stufati, come aroma colorante e affumicata per tutti i tipi di piatti a base di carne.

La Paprika può essere combinata anche con peperoni piccanti, freschi e macinati.

La paprika affumicata viene utilizzata per zuppe, vellutate, spezzatini e più in generale per dare un aroma leggermente affumicato ad ogni piatto. Un ottimo modo per usare la paprika affumicata è aggiungerla alle salse barbecue e marinate; otterrai il tono rosso e il dolce smokiness. Inoltre, prova ad aggiungere questa varietà di paprika al condimento della patata fritta, otterrai davvero un ottimo gusto! 

La cosa migliore e più importante che si può dire sulla paprika, non importa se si usa dolce, piccante o affumicata, è di non bruciarla mai. Per il sapore e il profumo perfetto, dovrebbe essere leggermente cotta o fritta in un po’ di olio.

Vedi la mia ricetta: Pollo, speatzle e peperoni

Non si trova ovunque, dove reperirla?

Credo di aver trovato un buon sito per le spezie che si chiama Italia Spezie

Paprika affumicata da 120 gr.

 

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Crema Budwig

Ricetta ricevuta da Luisella

Ingredienti:

  • 2 cucchiai di cereali a piacere (grano saraceno o avena o frumento oppure fiocchi cereali cornflakes)
  • 1 cucchiaio di semi oleosi a piacere (noci, nocciole, mandorle, semi di girasole, pistacchi, pinoli, anacardi, semi di sesamo, semi di zucca, ecc.)
  • 1 vasetto di yogurt magro
  • 100 gr. di ricotta magra o di soia o di capra
  • 1/2 banana (oppure succo di agave o succo di acero oppure 1 o 2 cucchiaini di miele)
  • il succo di 1/2 limone biologico
  • 2 cucchiaini di olio di lino biologico spremuto a freddo o 1 cucchiaino e 1/2 di semi di lino
  • frutta fresca di stagione.

Preparazione della ricetta

Inserire nel Bimby o nel frullatore

 

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Rotolini bresaola e rucola con croccanti semini

Questi rotolini si prestano sia come antipasto, che come secondo leggero per la cena o per un party in piedi.

Il segreto per arrotolare perfettamente il pane da tramezzino è di farcire tutta la fetta di pane e poi arrotolarla con le mani leggermente bagnate. Per poi mantenere inalterata la freschezza del pane conservate i tramezzini in uno strofinaccio umido.

Ingredienti per 2 confezioni di pane per tramezzini  (5 fette ciascuno):

Considerate che da ogni fetta ricaverete 3/4 rotolini, quindi ne avete abbastanza per farne minimo una trentina (dipende dallo spessore).

  • 300 gr. di bresaola tagliata a fette
  • 2 confezioni di formaggio spalmabile
  • 1 mazzetto di rucola
  • 1 manciata di semi misti tostati (girasole, lino, zucca, sesamo)
  • succo di limone
  • olio extravergine di oliva.

Spalmate il formaggio fresco sul pane (Morato), adagiatevi la bresaola, le foglie di rucola lavate e asciugate, qualche goccia di limone, un filo d’olio. Con le mani bagnate arrotolate il pane. Avvolgetelo nella pellicola trasparente e mettetelo a riposare in frigorifero per almeno mezz’ora prima di tagliarlo a fette. Ri-tostate per 2 minuti i semini nel forno (tirateli fuori non appena sentite il classico profumino) e adagiateli su un piatto piano. Prendete i rotolini e passateli sui semini dal lato tagliato calcando leggermente.  Adagiateli poi uno ad uno sul piatto di portata con i semini in vista o alternando uno coi semini e uno girato sull’altro lato, così da mostrare anche l’interno. Decorate con foglie di rucola e qualche verdura sottaceto e funghetti sott’olio.

Bon appetit!

 

 

 

 

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Come preparare il salame di castagne

detto anche Castagnaccio.

Noi utilizzeremo i famosi “maroni” di Darzo e Lodrone, un ecotipo locale e prodotto dop (Marone del Trentino denominazione d’origine protetta) Dop_it biologico (coltivati senza utilizzo di veleni e pesticidi vari). Che dopo aver superato le avversità degli anni passati, quest’anno ha ricominciato a produrre frutti in buona quantità.

Un po’ di storia sui maroni

Pochi sanno che i Maroni sono frutti antichissimi e molto ricercati e crescono solo in alcune zone “elette”, circoscritte nei boschi di Castione, Drena e di Tenno, vicino al Garda, ed ancora a Darzo e Lodrone, in Valle del Chiese. Il frutto, una castagna di colore marrone e media pezzatura, si caratterizza per una raggiatura a stella e costolature evidenti, è molto saporito. Coltivato con metodi naturali, viene raccolto manualmente, tra fine settembre e ottobre, quando i ricci cadono a terra o tramite “battitura” con i famosi bastoni lunghi di legno.

La storia. Già milioni di anni fa si segnala la presenza di maroni in Cina, Giappone e in America del Nord. Si pensa che abbiano origine nel territorio tra il Mar Caspio e il Mar Nero: il termine “Kasutah”, in lingua persiana significa “frutto secco”. Gli Armeni coltivarono la specie, poi furono i Romani a diffonderla ovunque nell’Impero.

Il particolare clima mite dell’Alto Garda e della Bassa Val del Chiese (che ha dalla sua la vicinanza del Lago d’Idro e l’influenza del Lago di Garda che si trova a oriente appena al di là delle montagne) ne ha permesso qui una straordinaria proliferazione e di conseguenza ha legato i destini di piante e uomini.Marroni-di-Darzo-600x600Darzo deve la sua fama a questi squisiti frutti.  Sino a tre o quattro anni fa sembrava che in valle la castanicoltura fosse destinata a scomparire. Poi fu fondata l’associazione “Tutela del Castagno”, con sede a Darzo, di cui è presidente Massimiliano Luzzani, che in breve tempo ha proceduto a una seria azione di risanamento i cui risultati ora sono evidenti.

Segue – Appunti parziali presi dal sito http://www.ristorantelacasina.com/i-maroni-di-drena/ 

Nel Castello di Drena possiamo trovare una pergamena/inventario datata 22 aprile 1470 nella quale viene inventariata tra le altre cose “una patellam a castaneis” – padella per cuocere i maroni – a inconfutabile dimostrazione del valore e dell’uso che gli abitanti di Drena facevano dei maroni.

Alleati per la salute. Nella medicina omeopatica i maroni vengono utilizzati da secoli contro le vene varicose, i piedi gonfi e l’arteriosclerosi. I componenti dei maroni sgusciati sono amido, zuccheri, olio, vitamina B e C, sali minerali vari come ad esempio: potassio (rinforza muscoli e ghiandole), fosforo (collabora alla formazione di cellule nervose), zolfo (disinfettante), sodio (utile alla digestione a all’assimilazione), magnesio (coadiuva alla formazione dello scheletro e agisce come rigeneratore di nervi), calcio (ossa, sangue, nervi), cloro (ossa, denti, tendini), ferro (sangue).

Per la ricchezza in glucidi questi frutti hanno proprietà energetiche e sono perciò molto efficaci nelle debolezze fisiche e intellettuali, per chi è soggetto a stress o pratica sport, mentre sono sconsigliati per i diabetici. Rilevante anche il buon apporto di fibra, fondamentale per una sana e attenta alimentazione. 100 g di maroni freschi forniscono circa 1/4 dell’introduzione raccomandata di fibra nell’adulto (30 g al giorno), ritenuta molto importante per l’azione favorevole sulla mobilità intestinale, sulla microflora e sulla riduzione della colesterolemia. Il contenuto di lipidi, a differenza della maggior parte della frutta secca, non è elevato ma la loro qualità è molto buona (fonte di acidi grassi essenziali). Pochi sono i grassi saturi “cattivi” e molti i grassi insaturi “buoni” (omega-3 e omega-6) che svolgono un importante ruolo nella prevenzione da malattie cardiovascolari, riducono la concentrazione di colesterolo, agiscono a livello di membrana cellulare, regolano il trasporto dei lipidi nel sangue, favoriscono lo sviluppo della retina nei bambini. Tra le vitamine troviamo buoni quantitativi di acido fitico, pari a 50 mg/100 g; si tratta di una sostanza che sembra possedere un effetto ipocolesterolemizzante. Si riscontrano inoltre quantitativi di acido pantotenico che entra nella composizione del coenzima A, molecola chiave nel metabolismo di protidi, lipidi e glucidi.

Come utilizzarli. Il prezioso frutto, nel recente passato spesso denominato “pane dei poveri”, ha avuto un ruolo fondamentale per la sopravvivenza di generazioni di persone nel corso dei secoli. Infatti quello che oggi gustiamo arrostito assieme al vino nuovo, è un frutto che nel medioevo era il fondamentale alimento di base per la stragrande maggioranza della popolazione.

Per ottenere quel particolare sapore i maroni devono essere arrostiti. Il metodo tradizionale è l’arrostimento in una padella bucherellata tenuta sopra la fiamma. In questo caso nei maroni deve essere inciso un taglio orizzontale di circa un centimetro. Sul fuoco la padella deve essere costantemente mossa per consentire un arrostimento regolare. Una volta pronti vanno avvolti in un panno umido per permettere una più facile rimozione dei gusci.

La farina di maroni, rotonda e vellutata, chiamata anche farina dolce, è ricca di carboidrati (amido e zuccheri semplici) e in questo è simile alla farina di grano. Si differenzia però dalla farina di grano perché priva di glutine; per tale motivo non può essere usata da sola per la panificazione o la preparazione della pasta: deve essere miscelata con almeno 1/3 di farina di grano per avere una buona coesione. L’assenza di glutine la rende, però, un’interessante alternativa per la dieta dei celiaci.

Per avere un’idea della grande varietà di utilizzo dei maroni si possono ricordare tra i numerosi prodotti in commercio: marmellate, creme di marroni, frutti al liquore, sciroppati, tagliatelle di farina di maroni, biscotti da forno, ecc.

Leggi inoltre l’articolo appena pubblicato su 

Castagne, produzione da record

e qui l’elenco delle varie feste dei Maroni che si organizzano in Trentino.

Dopo questa lunghissima premessa eccovi la ricetta:

  • 2 kg . di marroni, con il classico taglio e messi a cuocere in acqua leggermente salata e salvia, poi sbucciati e fatti in purea _0018_PASSAVERDURA-CUCINIERIcon il vecchio passaverdura manuale.
  • cacao dolce o amaro a seconda dei gusti
  • biscotti secchi da sbriciolare grossolanamente
  • un sorso di rhum o altro liquore a scelta

Dopo aver impastato il tutto, aiutatevi coi biscotti secchi a togliervi tutto dalle mani, scoprirete perché il Castagnaccio si chiama Salame….

Prendete un canovaccio di cotone o di lino bianco e avvolgetevi il rotolo di maroni appena preparato. Come? Stendetelo sul tavolo e dopo aver messo il rotolo nella parte inferiore del canovaccio, al centro, copritelo con il lembo inferiore, rotolatecelo dentro avvolgendolo man mano con la stoffa, poi prendetelo ai due lati e giratelo come se fosse una caramella, fermate il tutto con dello spago….più o meno così IMG048(ora non c’ho la foto!)  e riponete nel freezer per almeno un paio d’ore.

Quando è pronto, srotolatelo e guardate! le pieghe della stoffa lo hanno trasformato in un vero e proprio salame!

Tagliatelo a fette dello spessore di un centimetro e riponetele delicatamente su un piatto di portata, accompagnato da qualche castagna o riccio e ciuffetti di panna montata.

Servite poi almeno 2 fettine per persona e aggiungete un porzione di panna montata e….buon leccabaffi a tutti!

un caro saluto da Mimmirella (diminutivo di Myriam =Mimmi e Garganella il mago dei Puffi blu linguaccia)
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Qui non si fa pubblicità occulta. Avvertenza.

ma se si fanno consigli per gli acquisti, sono consigli veri, da cuoca-casalinga a lettore, senza scopo di lucro. Infatti non riceviamo compensi di nessun tipo e non ci vengono forniti beni a titolo gratuito, anzi spesso e volentieri l’azienda neanche sa che gli abbiamo fatto pubblicità.

Comunque sull’argomento, che magari a qualcuno potrebbe interessare dedichiamo questo articolo tratto da : http://www.ilfattoalimentare.it/antitrust-influencer-blogger-pubblicita-occulta-giuri.html

Dopo il Giurì anche l’Antitrust dice basta alla pubblicità mascherata di blogger e influencer su Facebook, Instagram, YouTube …

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha inviato lettere di moral suasion ad alcuni dei principali influencer e blogger, e alle società titolari dei marchi visualizzati in questi siti senza che non indicano la natura commerciale della comunicazione. La decisione è il frutto di indagini iniziate dopo le polemiche su alcuni blogger che attraverso i social fanno pubblicità ai prodotti senza indicare la natura commerciale del rapporto. Per arginare il fenomeno della pubblicità mascherata anche l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria nel 2016 aveva pubblicato un documento (“Digital chart”),  in cui denunciava come, nonostante l’esistenza di regole, nelle pagine dei food blogger spesso risultava difficile distinguere un contenuto pubblicitario sponsorizzato da un consiglio spontaneo, frutto dell’esperienza. Anche Il Fatto Alimentare qualche mese fa è intervenuto su questo argomento inviando una richiesta  di censura.

Secondo l’Antitrust l’influencer marketing è una nuova forma di comunicazione che consiste nella diffusione su blog, vlog e social network (come Facebook,Instagram, Twitter, Youtube, Snapchat, Myspace) di foto, video e commenti da parte di “bloggers” e “influencers” (ovvero di personaggi di riferimento del mondo online, con un numero elevato di followers), che mostrano sostegno o approvazione (endorsement) per determinati brand, generando un effetto pubblicitario, ma senza palesare in modo chiaro e inequivocabile ai consumatori la finalità pubblicitaria della comunicazione. Il fenomeno sta assumendo dimensioni crescenti in ragione della sua efficacia derivante dal fatto che gli influencer riescono a instaurare una relazione con i followers-consumatori, i quali percepiscono tali comunicazioni come consiglio derivante dall’esperienza personale e non come comunicazione pubblicitaria. Spesso, le immagini con brand in evidenza, postate sul profilo personale del personaggio, si alternano ad altre dove non compare alcun marchio, in un flusso di immagini che danno l’impressione di una narrazione privata della propria quotidianità. Le immagini, infatti, talvolta, rappresentano un ambiente domestico e sono realizzate con tecniche fotografiche non ricercate; altre volte, le tipologie di immagini, le pose dei personaggi e l’ambiente assumono lo stile di un set fotografico. L’evidenza data ai marchi può variare in intensità e modalità, in quanto le tipologie di post e personaggi si presentano molto eterogenee. In alcuni casi, i nomi dei brand sono citati negli hashtag dei post, in altri casi, sono invece in evidenza nell’immagine. Il post può essere accompagnato da commenti enfatici sul prodotto.

L’Antitrust ha  chiesto ai gestori e tutti gli operatori coinvolti  di rendere chiaramente riconoscibile la finalità promozionale, in relazione a tutti i contenuti diffusi mediante social media, attraverso l’inserimento di avvertenze, quali, a titolo esemplificativo e alternativo, #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento, o, nel caso di fornitura del bene ancorché a titolo gratuito, #prodottofornitoda; diciture alle quali far sempre seguire il nome del marchio. L’avvertenza deve essere inserita laddove esso derivi da un rapporto di committenza e abbia una finalità commerciale, ancorché basato sulla fornitura gratuita di prodotti.


Comunque se qualche azienda alimentare e enologica fosse interessata a farsi pubblicità su questo sito, valuto proposte in merito, quindi non sono contraria, ma se lo faccio, lo faccio consapevolmente e avverto i miei lettori. Mi sembra più onesto. ;o). Sarei invece felicissima di ricevere forniture dei prodotti che già uso in cucina, così non cambio le mie modalità e pubblicizzo qualcosa in cui credo veramente e che uso abitualmente. Per contatti qui.


sostieni

 

Vi sosteniamo:

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Non ho mai preparato i biscotti….

e adesso vorrei finalmente provare a cimentarmici ;o)

Partiamo da una ricetta che può diventare vegana, che ho appena scovato: i famosi biscotti al cocco. Eh, sì, è estate e il cocco, cocco bello! imperversa….

Ecco gli ingredienti:

  • 180 g di farina di cocco
  • 120 g di zucchero a velo
  • 2 albumi d’uovo (100 ml di latte di soia per la versione vegana, vedi sotto nello specifico, perché è un po’ più complessa)

ci vogliono giusto 5 minuti per prepararli!!!

Preparazione:

Per preparare i biscotti al cocco, mescolate in una terrina la farina di cocco, gli albumi e lo zucchero a velo. Mescolate fino ad ottenere un composto omogeneo.

Con le mani, create delle palline con l’impasto e disponetele su una teglia.

Infornate per 5 minuti a 210° in modalità ventilata, sfornate e lasciate riposare prima di servire!

dolcetti-al-cocco   biscottini-al-cocco   biscotti-cocco-veloci

 

 

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La torta morbida al cocco e cioccolato.

Oh, là. Salve a tutti! Oggi mi voglio cimentare nella preparazione della torta al cocco. Utilizzando la farina di cocco reperibile in ogni supermercato ormai.

Ingredienti:

  • 3 uova
  • 100 g di zucchero
  • 150 gr di farina di cocco
  • 200 g di farina bianca
  • 90 gr. di cacao dolce
  • 150 gr. di burro chiarificato
  • 1 bicchiere di latte di cocco (in un bicchiere inserite 3 cucchiai di farina di cocco e poi aggiungete l’acqua a riempire, mischiate bene con un cucchiaio e lasciate macerare)
  • 1 bustina di lievito

Una ricetta davvero facile da preparare e gustosissima.

Preparazione
Per preparare la torta al cocco e cioccolato rompete le uova in una ciotola: aggiungete lo zucchero e montate il composto con una frusta.

Quando avrete ottenuto una crema bianca e soffice potete proseguire con gli altri ingredienti. Utilizzare il burro chiarificato tenuto a temperatura ambiente e aggiungetelo al composto di uova e zucchero: versate quindi il latte a filo (compresa la farina non sciolta).

Setacciate la farina bianca e aggiungetela al composto: aggiungete quindi i 100 gr di farina di cocco e la bustina di lievito.Unite quindi le 3 chiare d’uovo montate a neve.

Infine unite al composto il cacao setacciato: mescolate con un cucchiaio di legno per ottenere un composto liscio ed omogeneo.

Ungete il la teglia con il burro e versatevi il composto della torta. Infornate a 180° per 50 minuti. Con uno stuzzicadenti verificate la cottura della torta: se lo stuzzicadenti uscirà pulito la torta è pronta. Servite tiepida, tagliata a quadretti magari con una pallina di gelato. Spolverate con la farina di cocco.

Inserire foto del 14/07/2017
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Cenetta a lume di candela

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Come preparare le cremose patate al latte

patate-latte-2

patate al latte – ©La magia in cucina

Ingredienti:

per 4 persone

1 kg di patate
50 grammi di farina 00
100 grammi di burro
sale alle erbe e pepe quanto basta
200 ml di latte – nella mia versione ho utilizzato LATTE DI RISO invece che latte vaccino.

PATATE AL LATTE cremose di http://blog.giallozafferano.it/valeriaciccotti/patate-al-latte/

Procedimento

Pelare le patate e pulirle poi con un panno umido per togliere eventuali residui di terra. Non lavare le patate in acqua corrente per non togliere le loro qualità organolettiche.
Tagliarle a pezzettini molto piccoli ( in modo che cuociano prima).
Metterle in una ciotola ed unire il sale e la farina, mescolarle bene e tenerle da parte.
In una padella sciogliere il burro, e quando sarà completamente sciolto, unire le patate, mescolare ed abbassare la fiamma.
Far cuocere le patate, con un coperchio per circa 10 minuti, girarle spesso per evitare che si brucino.
Quando saranno dorate e morbide, Unire il latte e continuare la cottura fin quando il latte non si sarà ristretto e si sarà formata una cremina.

Ottime sia con la carne che con il pesce.

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