Come preparare il salame di castagne

detto anche Castagnaccio.

Noi utilizzeremo i famosi “maroni” di Darzo e Lodrone, un ecotipo locale e prodotto dop (Marone del Trentino denominazione d’origine protetta) Dop_it biologico (coltivati senza utilizzo di veleni e pesticidi vari). Che dopo aver superato le avversità degli anni passati, quest’anno ha ricominciato a produrre frutti in buona quantità.

Un po’ di storia sui maroni

Pochi sanno che i Maroni sono frutti antichissimi e molto ricercati e crescono solo in alcune zone “elette”, circoscritte nei boschi di Castione, Drena e di Tenno, vicino al Garda, ed ancora a Darzo e Lodrone, in Valle del Chiese. Il frutto, una castagna di colore marrone e media pezzatura, si caratterizza per una raggiatura a stella e costolature evidenti, è molto saporito. Coltivato con metodi naturali, viene raccolto manualmente, tra fine settembre e ottobre, quando i ricci cadono a terra o tramite “battitura” con i famosi bastoni lunghi di legno.

La storia. Già milioni di anni fa si segnala la presenza di maroni in Cina, Giappone e in America del Nord. Si pensa che abbiano origine nel territorio tra il Mar Caspio e il Mar Nero: il termine “Kasutah”, in lingua persiana significa “frutto secco”. Gli Armeni coltivarono la specie, poi furono i Romani a diffonderla ovunque nell’Impero.

Il particolare clima mite dell’Alto Garda e della Bassa Val del Chiese (che ha dalla sua la vicinanza del Lago d’Idro e l’influenza del Lago di Garda che si trova a oriente appena al di là delle montagne) ne ha permesso qui una straordinaria proliferazione e di conseguenza ha legato i destini di piante e uomini.Marroni-di-Darzo-600x600Darzo deve la sua fama a questi squisiti frutti.  Sino a tre o quattro anni fa sembrava che in valle la castanicoltura fosse destinata a scomparire. Poi fu fondata l’associazione “Tutela del Castagno”, con sede a Darzo, di cui è presidente Massimiliano Luzzani, che in breve tempo ha proceduto a una seria azione di risanamento i cui risultati ora sono evidenti.

Segue – Appunti parziali presi dal sito http://www.ristorantelacasina.com/i-maroni-di-drena/ 

Nel Castello di Drena possiamo trovare una pergamena/inventario datata 22 aprile 1470 nella quale viene inventariata tra le altre cose “una patellam a castaneis” – padella per cuocere i maroni – a inconfutabile dimostrazione del valore e dell’uso che gli abitanti di Drena facevano dei maroni.

Alleati per la salute. Nella medicina omeopatica i maroni vengono utilizzati da secoli contro le vene varicose, i piedi gonfi e l’arteriosclerosi. I componenti dei maroni sgusciati sono amido, zuccheri, olio, vitamina B e C, sali minerali vari come ad esempio: potassio (rinforza muscoli e ghiandole), fosforo (collabora alla formazione di cellule nervose), zolfo (disinfettante), sodio (utile alla digestione a all’assimilazione), magnesio (coadiuva alla formazione dello scheletro e agisce come rigeneratore di nervi), calcio (ossa, sangue, nervi), cloro (ossa, denti, tendini), ferro (sangue).

Per la ricchezza in glucidi questi frutti hanno proprietà energetiche e sono perciò molto efficaci nelle debolezze fisiche e intellettuali, per chi è soggetto a stress o pratica sport, mentre sono sconsigliati per i diabetici. Rilevante anche il buon apporto di fibra, fondamentale per una sana e attenta alimentazione. 100 g di maroni freschi forniscono circa 1/4 dell’introduzione raccomandata di fibra nell’adulto (30 g al giorno), ritenuta molto importante per l’azione favorevole sulla mobilità intestinale, sulla microflora e sulla riduzione della colesterolemia. Il contenuto di lipidi, a differenza della maggior parte della frutta secca, non è elevato ma la loro qualità è molto buona (fonte di acidi grassi essenziali). Pochi sono i grassi saturi “cattivi” e molti i grassi insaturi “buoni” (omega-3 e omega-6) che svolgono un importante ruolo nella prevenzione da malattie cardiovascolari, riducono la concentrazione di colesterolo, agiscono a livello di membrana cellulare, regolano il trasporto dei lipidi nel sangue, favoriscono lo sviluppo della retina nei bambini. Tra le vitamine troviamo buoni quantitativi di acido fitico, pari a 50 mg/100 g; si tratta di una sostanza che sembra possedere un effetto ipocolesterolemizzante. Si riscontrano inoltre quantitativi di acido pantotenico che entra nella composizione del coenzima A, molecola chiave nel metabolismo di protidi, lipidi e glucidi.

Come utilizzarli. Il prezioso frutto, nel recente passato spesso denominato “pane dei poveri”, ha avuto un ruolo fondamentale per la sopravvivenza di generazioni di persone nel corso dei secoli. Infatti quello che oggi gustiamo arrostito assieme al vino nuovo, è un frutto che nel medioevo era il fondamentale alimento di base per la stragrande maggioranza della popolazione.

Per ottenere quel particolare sapore i maroni devono essere arrostiti. Il metodo tradizionale è l’arrostimento in una padella bucherellata tenuta sopra la fiamma. In questo caso nei maroni deve essere inciso un taglio orizzontale di circa un centimetro. Sul fuoco la padella deve essere costantemente mossa per consentire un arrostimento regolare. Una volta pronti vanno avvolti in un panno umido per permettere una più facile rimozione dei gusci.

La farina di maroni, rotonda e vellutata, chiamata anche farina dolce, è ricca di carboidrati (amido e zuccheri semplici) e in questo è simile alla farina di grano. Si differenzia però dalla farina di grano perché priva di glutine; per tale motivo non può essere usata da sola per la panificazione o la preparazione della pasta: deve essere miscelata con almeno 1/3 di farina di grano per avere una buona coesione. L’assenza di glutine la rende, però, un’interessante alternativa per la dieta dei celiaci.

Per avere un’idea della grande varietà di utilizzo dei maroni si possono ricordare tra i numerosi prodotti in commercio: marmellate, creme di marroni, frutti al liquore, sciroppati, tagliatelle di farina di maroni, biscotti da forno, ecc.

Leggi inoltre l’articolo appena pubblicato su 

Castagne, produzione da record

e qui l’elenco delle varie feste dei Maroni che si organizzano in Trentino.

Dopo questa lunghissima premessa eccovi la ricetta:

  • 2 kg . di marroni, con il classico taglio e messi a cuocere in acqua leggermente salata e salvia, poi sbucciati e fatti in purea _0018_PASSAVERDURA-CUCINIERIcon il vecchio passaverdura manuale.
  • cacao dolce o amaro a seconda dei gusti
  • biscotti secchi da sbriciolare grossolanamente
  • un sorso di rhum o altro liquore a scelta

Dopo aver impastato il tutto, aiutatevi coi biscotti secchi a togliervi tutto dalle mani, scoprirete perché il Castagnaccio si chiama Salame….

Prendete un canovaccio di cotone o di lino bianco e avvolgetevi il rotolo di maroni appena preparato. Come? Stendetelo sul tavolo e dopo aver messo il rotolo nella parte inferiore del canovaccio, al centro, copritelo con il lembo inferiore, rotolatecelo dentro avvolgendolo man mano con la stoffa, poi prendetelo ai due lati e giratelo come se fosse una caramella, fermate il tutto con dello spago….più o meno così IMG048(ora non c’ho la foto!)  e riponete nel freezer per almeno un paio d’ore.

Quando è pronto, srotolatelo e guardate! le pieghe della stoffa lo hanno trasformato in un vero e proprio salame!

Tagliatelo a fette dello spessore di un centimetro e riponetele delicatamente su un piatto di portata, accompagnato da qualche castagna o riccio e ciuffetti di panna montata.

Servite poi almeno 2 fettine per persona e aggiungete un porzione di panna montata e….buon leccabaffi a tutti!

un caro saluto da Mimmirella (diminutivo di Myriam =Mimmi e Garganella il mago dei Puffi blu linguaccia)
Annunci
Pubblicato in ELENCO COMPLETO DELLE MIE RICETTE | Lascia un commento

Qui non si fa pubblicità occulta. Avvertenza.

ma se si fanno consigli per gli acquisti, sono consigli veri, da cuoca-casalinga a lettore, senza scopo di lucro. Infatti non riceviamo compensi di nessun tipo e non ci vengono forniti beni a titolo gratuito, anzi spesso e volentieri l’azienda neanche sa che gli abbiamo fatto pubblicità.

Comunque sull’argomento, che magari a qualcuno potrebbe interessare dedichiamo questo articolo tratto da : http://www.ilfattoalimentare.it/antitrust-influencer-blogger-pubblicita-occulta-giuri.html

Dopo il Giurì anche l’Antitrust dice basta alla pubblicità mascherata di blogger e influencer su Facebook, Instagram, YouTube …

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha inviato lettere di moral suasion ad alcuni dei principali influencer e blogger, e alle società titolari dei marchi visualizzati in questi siti senza che non indicano la natura commerciale della comunicazione. La decisione è il frutto di indagini iniziate dopo le polemiche su alcuni blogger che attraverso i social fanno pubblicità ai prodotti senza indicare la natura commerciale del rapporto. Per arginare il fenomeno della pubblicità mascherata anche l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria nel 2016 aveva pubblicato un documento (“Digital chart”),  in cui denunciava come, nonostante l’esistenza di regole, nelle pagine dei food blogger spesso risultava difficile distinguere un contenuto pubblicitario sponsorizzato da un consiglio spontaneo, frutto dell’esperienza. Anche Il Fatto Alimentare qualche mese fa è intervenuto su questo argomento inviando una richiesta  di censura.

Secondo l’Antitrust l’influencer marketing è una nuova forma di comunicazione che consiste nella diffusione su blog, vlog e social network (come Facebook,Instagram, Twitter, Youtube, Snapchat, Myspace) di foto, video e commenti da parte di “bloggers” e “influencers” (ovvero di personaggi di riferimento del mondo online, con un numero elevato di followers), che mostrano sostegno o approvazione (endorsement) per determinati brand, generando un effetto pubblicitario, ma senza palesare in modo chiaro e inequivocabile ai consumatori la finalità pubblicitaria della comunicazione. Il fenomeno sta assumendo dimensioni crescenti in ragione della sua efficacia derivante dal fatto che gli influencer riescono a instaurare una relazione con i followers-consumatori, i quali percepiscono tali comunicazioni come consiglio derivante dall’esperienza personale e non come comunicazione pubblicitaria. Spesso, le immagini con brand in evidenza, postate sul profilo personale del personaggio, si alternano ad altre dove non compare alcun marchio, in un flusso di immagini che danno l’impressione di una narrazione privata della propria quotidianità. Le immagini, infatti, talvolta, rappresentano un ambiente domestico e sono realizzate con tecniche fotografiche non ricercate; altre volte, le tipologie di immagini, le pose dei personaggi e l’ambiente assumono lo stile di un set fotografico. L’evidenza data ai marchi può variare in intensità e modalità, in quanto le tipologie di post e personaggi si presentano molto eterogenee. In alcuni casi, i nomi dei brand sono citati negli hashtag dei post, in altri casi, sono invece in evidenza nell’immagine. Il post può essere accompagnato da commenti enfatici sul prodotto.

L’Antitrust ha  chiesto ai gestori e tutti gli operatori coinvolti  di rendere chiaramente riconoscibile la finalità promozionale, in relazione a tutti i contenuti diffusi mediante social media, attraverso l’inserimento di avvertenze, quali, a titolo esemplificativo e alternativo, #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento, o, nel caso di fornitura del bene ancorché a titolo gratuito, #prodottofornitoda; diciture alle quali far sempre seguire il nome del marchio. L’avvertenza deve essere inserita laddove esso derivi da un rapporto di committenza e abbia una finalità commerciale, ancorché basato sulla fornitura gratuita di prodotti.


Comunque se qualche azienda alimentare e enologica fosse interessata a farsi pubblicità su questo sito, valuto proposte in merito, quindi non sono contraria, ma se lo faccio, lo faccio consapevolmente e avverto i miei lettori. Mi sembra più onesto. ;o). Sarei invece felicissima di ricevere forniture dei prodotti che già uso in cucina, così non cambio le mie modalità e pubblicizzo qualcosa in cui credo veramente e che uso abitualmente. Per contatti qui.


sostieni

 

Vi sosteniamo:

Pubblicato in ELENCO COMPLETO DELLE MIE RICETTE | Lascia un commento

Non ho mai preparato i biscotti….

e adesso vorrei finalmente provare a cimentarmici ;o)

Partiamo da una ricetta che può diventare vegana, che ho appena scovato: i famosi biscotti al cocco. Eh, sì, è estate e il cocco, cocco bello! imperversa….

Ecco gli ingredienti:

  • 180 g di farina di cocco
  • 120 g di zucchero a velo
  • 2 albumi d’uovo (100 ml di latte di soia per la versione vegana, vedi sotto nello specifico, perché è un po’ più complessa)

ci vogliono giusto 5 minuti per prepararli!!!

Preparazione:

Per preparare i biscotti al cocco, mescolate in una terrina la farina di cocco, gli albumi e lo zucchero a velo. Mescolate fino ad ottenere un composto omogeneo.

Con le mani, create delle palline con l’impasto e disponetele su una teglia.

Infornate per 5 minuti a 210° in modalità ventilata, sfornate e lasciate riposare prima di servire!

dolcetti-al-cocco   biscottini-al-cocco   biscotti-cocco-veloci

 

 

Pubblicato in ELENCO COMPLETO DELLE MIE RICETTE | Lascia un commento

La torta morbida al cocco e cioccolato.

Oh, là. Salve a tutti! Oggi mi voglio cimentare nella preparazione della torta al cocco. Utilizzando la farina di cocco reperibile in ogni supermercato ormai.

Ingredienti:

  • 3 uova
  • 100 g di zucchero
  • 150 gr di farina di cocco
  • 200 g di farina bianca
  • 90 gr. di cacao dolce
  • 150 gr. di burro chiarificato
  • 1 bicchiere di latte di cocco (in un bicchiere inserite 3 cucchiai di farina di cocco e poi aggiungete l’acqua a riempire, mischiate bene con un cucchiaio e lasciate macerare)
  • 1 bustina di lievito

Una ricetta davvero facile da preparare e gustosissima.

Preparazione
Per preparare la torta al cocco e cioccolato rompete le uova in una ciotola: aggiungete lo zucchero e montate il composto con una frusta.

Quando avrete ottenuto una crema bianca e soffice potete proseguire con gli altri ingredienti. Utilizzare il burro chiarificato tenuto a temperatura ambiente e aggiungetelo al composto di uova e zucchero: versate quindi il latte a filo (compresa la farina non sciolta).

Setacciate la farina bianca e aggiungetela al composto: aggiungete quindi i 100 gr di farina di cocco e la bustina di lievito.Unite quindi le 3 chiare d’uovo montate a neve.

Infine unite al composto il cacao setacciato: mescolate con un cucchiaio di legno per ottenere un composto liscio ed omogeneo.

Ungete il la teglia con il burro e versatevi il composto della torta. Infornate a 180° per 50 minuti. Con uno stuzzicadenti verificate la cottura della torta: se lo stuzzicadenti uscirà pulito la torta è pronta. Servite tiepida, tagliata a quadretti magari con una pallina di gelato. Spolverate con la farina di cocco.

Inserire foto del 14/07/2017
Pubblicato in ELENCO COMPLETO DELLE MIE RICETTE | Lascia un commento

Cenetta a lume di candela

143058

Immagine | Pubblicato il di | Lascia un commento

Come preparare le cremose patate al latte

patate-latte-2

patate al latte – ©La magia in cucina

Ingredienti:

per 4 persone

1 kg di patate
50 grammi di farina 00
100 grammi di burro
sale alle erbe e pepe quanto basta
200 ml di latte – nella mia versione ho utilizzato LATTE DI RISO invece che latte vaccino.

PATATE AL LATTE cremose di http://blog.giallozafferano.it/valeriaciccotti/patate-al-latte/

Procedimento

Pelare le patate e pulirle poi con un panno umido per togliere eventuali residui di terra. Non lavare le patate in acqua corrente per non togliere le loro qualità organolettiche.
Tagliarle a pezzettini molto piccoli ( in modo che cuociano prima).
Metterle in una ciotola ed unire il sale e la farina, mescolarle bene e tenerle da parte.
In una padella sciogliere il burro, e quando sarà completamente sciolto, unire le patate, mescolare ed abbassare la fiamma.
Far cuocere le patate, con un coperchio per circa 10 minuti, girarle spesso per evitare che si brucino.
Quando saranno dorate e morbide, Unire il latte e continuare la cottura fin quando il latte non si sarà ristretto e si sarà formata una cremina.

Ottime sia con la carne che con il pesce.

Pubblicato in autunnale, contorno, copiata da altri, ELENCO COMPLETO DELLE MIE RICETTE, IL LIBRO DELLE MIE RICETTE, invernale, primaverili | Contrassegnato , , , , | 1 commento

Molti non lo sanno, ma la plastica scade…

E’ normale usare contenitori di plastica per la conservazione degli alimenti, ma molti di noi non sanno che non sono solo gli alimenti ad avere una scadenza, ma anche i contenitori di plastica ne hanno una. In realtà non è proprio così. Questa notizia mi era stata riportata con l’intento benevolo di mettermi sull’avviso, ma prima di prenderla per oro colato ho preferito verificare se le cose stanno proprio così.

Ho scoperto invece molte altre cose sui MOCA che invece non sapevo. Per esempio che possono essere tossici e nocivi in taluni casi, è quindi bene stare attenti e darci un occhio.

Qui di seguito potete scaricarvi l’opuscolo pubblicato sul sito del Ministero della Salute

C_17_opuscoliPoster_289_foto

Gli alimenti vengono a contatto con molti materiali e oggetti durante le rispettive fasi di produzione, trasformazione, conservazione, preparazione e somministrazione, prima del loro consumo finale. Tali materiali e oggetti sono denominati materiali ed oggetti a contatto con gli alimenti (MOCA) – ad esempio contenitori per il trasporto degli alimenti, macchinari per la trasformazione dei prodotti alimentari, materiali da imballaggio, utensili da cucina e posate e stoviglie – e dovrebbero essere sufficientemente inerti da evitare che i loro componenti incidano negativamente sulla salute del consumatore o influenzino la qualità degli alimenti. Per garantire la sicurezza dei MOCA e per favorire la libera circolazione delle merci, nell’Unione europea (UE) vige una serie di requisiti legali e forme di controllo.

https://www.greenme.it/mangiare/alimentazione-a-salute/5536-plastica-e-alimenti-come-riconoscere-le-materie-plastiche-da-non-usare-mai-con-i-cibi

e l’ultimo articolo: https://www.greenme.it/mangiare/alimentazione-a-salute/10486-plastica-contatto-alimenti

Per quanto riguarda la scadenza dei contenitori in PET è valido quanto segue:

Nel caso specifico di bottiglie in PET ad uso ripetuto la data di scadenza è precauzionale ovvero si stima che riutilizzandola in un dato arco di tempo la bottiglia si usuri e quindi la plastica diventi più fragile e soggetta a migrazione verso l’alimento che contiene.

Anche i produttori parlano infatti di usura (come si può leggere sul sito di una nota azienda): “La bottiglia riporta una data perché con il tempo il materiale invecchia e quindi non risulta più sicuro per la gasatura. Per questo motivo è importante rispettare la scadenza

tratto da http://www.ilfattoalimentare.it/bottiglie-di-plastica-scadenza.html

spero di aver chiarito così alcuni dubbi.

 

Pubblicato in ELENCO COMPLETO DELLE MIE RICETTE | Lascia un commento

Come conservare i pomodori secchi

Ho acquistato un sacchetto di pomodori secchi al mercato settimanale di Bolzano ad un buon prezzo e quindi ne approfitto per conservarne un po’. Come fare?

foto

Ingredienti:

  • pomodori secchi (almeno metà vasetto) essiccati al sole
  • olio extravergine di oliva (1/4)
  • olio di semi di girasole (1/4)
  • aceto di mele o di vino bianco
  • sale fino
  • zucchero
  • capperi
  • basilico o menta
  • origano
  • spicchi d’aglio
  • pepe
  • prezzemolo

Pomodori secchi conservati sottolio

Metteteli in una ciotola con mezzo litro di aceto e sale per almeno 4 ore. Fatto questo, scolateli, asciugateli con cura, poneteli nei vasetti e ricopriteli di olio. Fate bollire poi i vasetti, chiusi ermeticamente.

Conservazione

I pomodori secchi sott’olio si conservano per circa 3 mesi, purché il sottovuoto sia avvenuto correttamente e i barattoli siano conservati in un luogo fresco e asciutto, al riparo da fonti di luce e calore. Si consiglia di attendere almeno 1 settimana prima di consumare i pomodori. Una volta aperto ogni barattolo, conservare in frigorifero e consumare nel giro di 3-4 giorni al massimo, avendo cura di aggiungere olio extravergine d’oliva per mantenere i pomodori sempre coperti.

Per una corretta preparazione delle conserve alimentari

Per una corretta preparazione delle conserve fatte in casa è necessario rispettare le linee guida indicate dal Ministero della Salute, riportate qui: Linee guida per la corretta preparazione delle conserve alimentari in ambito domestico. Si tratta di un elenco di regole di igiene della cucina, della persona e degli strumenti utilizzati, così come indicazioni su una corretta sanificazione dei barattoli, trattamento degli ingredienti, pastorizzazione e conservazione. Prima di preparare una conserva (marmellate, confetture, composte, chutney, sottoli, sottaceti, frutta sciroppata, gelatine di frutta, marinature, pesto) è bene leggere attentamente le indicazioni riportate nel link in modo da non incorrere in rischi per la salute.

Consiglio

Potete aromatizzare i pomodori secchi sott’olio mettendo nei vasetti della menta o del basilico.
La preparazione tradizionale dei pomodori secchi sott’olio prevede che l’essiccazione avvenga al sole; se disponete di tempo e spazio potete lasciarli essiccare al sole (ci metteranno 7-10 giorni), girandoli ogni tanto e avendo cura si coprirli con un telo per tenerli al riparo dalla polvere e dagli insetti.

Pubblicato in conserve di verdura e marmellate, ELENCO COMPLETO DELLE MIE RICETTE, ERBE E AROMI, estiva, IL LIBRO DELLE MIE RICETTE, inventati da me o varianti personalizzate | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento

Non ci sono più le zitelle di una volta…

Vi segnalo questa ricetta, che mi ha colpito per i colori della foto e per il titolo divertente:

 

Ve la ricordate Mary Tyler Moore? “Chi” direte voi “forse la protagonista dell’omonima serie tv che negli anni ’70 in America, da noi ’80, rappresentò il primo caso di donna single in tv?“. Si, proprio quella (ma lo so che tanto non ve la ricordate…)! Mary Tyler Moore era una giovane donna americana, simpatica e piacente. […]

via Non ci sono più le zitelle di una volta. Omaggio a Mary Tyler Moore con cupcake mimosa al mais, tonno e philadelphia. — I racconti di Miss Brownies conditi da tentativi di ricette su Alincucina

Cupcake mimosa al mais, tonno e philadelphia.

In una ciotola sbattete 2 uova medie con 1 bicchiere di latte,50 ml di olio di semi e un pizzico di sale. Unite 100 gr. di philadelphia e mescolate bene, poi aggiungete 150 gr. di farina, 1 bustina di lievito istantaneo per torte salate,160 gr. di tonno al naturale, erba cipollina a piacere. Mescolate il tutto velocemente (se vi sembra troppo asciutto aggiungete altro latte) e poi versate l’impasto nei pirottini e infornate a forno caldo a 180° per circa 25 minuti.

Fate la prova stecchino, sfornate, lasciate raffreddare e poi ricoprite i cupcake con altro Philadelphia e chicchi di mais per l’effetto mimosa.

Pubblicato in ELENCO COMPLETO DELLE MIE RICETTE | Lascia un commento

L’insalata preferita di Giulia

Mischiare insieme frutta e verdura. Ecco un esempio:

http://www.cnlive.it/embed?embedId=801223/a>

Pubblicato in contorno, copiata da altri, ELENCO COMPLETO DELLE MIE RICETTE, piatti vegetariani, macrobiotici o vegani | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento