Parliamo un po’ di vini…

Sono stata un’ astemia fino a quando non ho aperto il ristorante, odiavo il vino e non ne sopportavo nemmeno l’odore. Ma imparando a cucinare e soprattutto prendendo amore per il mestiere della ristorazione cominci a capire il ruolo che un buon bicchiere di vino ha per il commensale e per chi lo serve.

Non occorre ubriacarsi a tavola per poter apprezzare il vino, questo è ormai assodato. Non sono certo diventata una sommelier come mia sorella Marika (vedi foto sotto), ma stavo iniziando ad imparare le varie sorti di vino e di uva, come associarli ad un piatto piuttosto che un altro.

Ovviamente non sono un esperta e quindi mi affido ai libri ed ai consigli di chi ne sa più di me. Ma piccoli trucchetti in questo senso posso passarveli e fare sì, che se anche non diventate degli intenditori, almeno apprezzerete le combinazioni che vi posso sottoporre…

Lungi da me, l’intento di fare scuola in tal senso.

Per il mio ristorante mi ero a poco a poco creata un piccola cantina, niente di speciale s’intende, ma abbastanza apprezzata dai clienti stessi. I vini che avevo scelto erano principalmente del Trentino Alto Adige e del Veneto, quindi conosco soprattutto quelli.

Le tre principali Cantine presso le quali mi rifornivo erano quella di Mori, di Mezzocorona o d’Isera e nel bresciano sul Lago di Garda. La prima volta, andavo sempre di persona presso la Cantina e sceglievo un paio di bottiglie come prova, per ogni tipo di vino che nell’assaggio mi era più piaciuto nel gusto e nel profumo, tenendo conto che avessero una qualche assonanza con i piatti che preparavamo.  A volte invece mi lasciavo tentare da qualche consiglio pubblicato su note riviste eno-gastronomiche e provavo qualcosa di nuovo. Li proponevo ai miei clienti e ne ascoltavo le critiche o gli apprezzamenti, così sceglievo cosa tenere e cosa no. Se un vino mi piaceva particolarmente anche se i clienti inizialmente lo scartavano, lo tenevo lo stesso e lo proponevo così frequentemente da convincere anche i clienti a chiederlo. Se si crede in un prodotto bisogna insistere per farlo apprezzare, no? Se non altro i fatti mi davano ragione.

Bene, premesso tutto ciò, per tutte le letture successive sull’argomento vi rimando qui:

L’angolo dell’anti-sommellier ;o)

Curiosità: l’insegna ed il nome del mio vecchio locale, “Il vecchio Mulino” di Darzo (TN) che si trovava in Val del Chiese e che ho gestito insieme a mia madre e mia sorella Anne, sono stati rilevati da mia sorella Marika che li ha adottati per il suo nuovo locale. In fondo i disegni e il logo li aveva fatti lei. Infatti ogni dettaglio d’arredo e persino il restauro dei vecchi mobili nella sua Osteria, sono opera sua.

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