Orzetto alla trentina

Copiato pari pari da “La Cucina Trentina” di Carlo Alberto e Anna Lucia Bauer
 

In una vita tumultuosa e dinamica come la nostra, che vede ridotta troppo spesso la nostra cucina ad un’elegante scaffalatura da self-service zeppa di scatolette di cibi precotti o preconfenzionati, o addirittura ridotta a una cella frigorifera in miniatura con ben disposte le primizie di tutto l’anno mantenute fresche dalla surgelazione, può sembrare quanto meno fuori luogo parlare di una minestra che, per bene che vada, richiede dalle 3 alle 5 ore di cottura. Ma l’orzetto è l’orzetto: le discussioni sono inutili. Se vogliamo 88356y-WHQIRTV5gustare questa minestra dei tempi passati che riusciva a permeare del suo profumo tutta la casa, sottoponiamoci pure a questa, diciamo, perdita di tempo. Saremo così sicuri di gustare uno dei piatti più saporiti e più sani della nostra cucina tradizionale. Come molti altri piatti tipici, anche l’orzetto alla trentina può essere preparato in modi diversi, a seconda dei gusti o dei segreti culinari della padrona di casa. (Io infatti ho un’altra versione della ricetta, insegnatami da mio padre che era un ottimo cuoco). Noi (intesi come Carlo Alberto e Anna Lucia Bauer) presentiamo una delle molte versioni dell’orzetto alla trentina, quella che a nostro gusto è, se non la migliore, almeno una delle più saporite e, forse, più rispondente alle nostre tradizioni gastronomiche. Per un buon orzetto ci vuole una quantità giusta di verdure assortite: carote, prezzemolo, sedano, porro, spinaci, fagiolini, piselli, zucchini, 2 patate, cioè tutte le verdure che la stagione può offrire. Le verdure vanno finemente tagliuzzate, messe in pentola con acqua abbondante unitamente a un bell’osso di prosciutto accuratamente avvolto in una garza. Si fa bollire il tutto per almeno 1 ora, quindi, dopo averlo pulito e lavato, vi si aggiunge l’orzo, nella misura di un pugnetto per persona. Secondo le vecchie tradizioni trentine, l’orzetto doveva subire almeno 4 o 5 ore di cottura molto lenta, con la pentola messa nell’angolo meno caldo del fornello a legna. Sul gas invece possiamo anche farlo bollire per 2 ore a fuoco molto basso. Verso fine cottura aggiungerete alcuni cucchiai di olio crudo e un po’ di burro. Prima di servire toglierete l’osso di prosciutto e accompagnerete l’orzetto con una bottiglia di “Sorni”.

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Ok, ora passiamo alla versione della ricetta secondo mio padre. Lui utilizzava dello speck tirolese al posto dell’osso di prosciutto. Lo tagliava a dadini piccoli e lo lasciava cuocere insieme all’orzo per almeno un paio d’ore. Siccome domani la voglio riprovare e il gusto di quella minestra mi è rimasta impressa da quella famosa fredda sera a Milano, dove lui lavorava come cuoco sotto le guglie del Duomo, forse mancano ancora un ingrediente o due. Vedrò quindi di fare alcune foto da aggiungere all’articolo e rendervi più schematica la sua preparazione. Per la cottura si potrebbe passare più semplicemente alla pentola a pressione che accelera la sua preparazione ma…, poiché il segreto di questa ricetta è la sua cottura lenta, faremo così, la cuocerò per un po’ con il coperchio (a pressione) e poi proseguirò la cottura per un altra ora a pentola scoperta. Inizialmente ho preparato un soffritto con 1 cipolla tritata, 1 porro affettato sottile, 4 carotine e 2 belle gambe di sedano. Ho aggiunto 140 gr. di orzo (ce ne va 70 g. per persona) ben sciacquato, non serve metterlo in ammollo se si usa l’orzo perlato. Questo tipo d’orzo cuoce in 45 minuti.

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