Le cipolline di Apollo (o corinzie)

Prendete delle cipolle novelle schiacciate come queste:

  1. Sbucciatele
  2. riempite a metà una padella d’acqua con un po’ di sale grosso
  3. Aggiungete le cipolle e dell’uvetta di corinto (quella passa piccolina)  e fatele bollire per ca. 10 minuti

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4. Aggiungete un paio di foglie di alloro

5. E quando l’acqua sarà totalemente assorbita ed evaporata e le cipolline iniziano ad avere un colorito dorato, aggiungete una bella spruzzata di cognac (in alternativa la Vecchia Romagna va benissimo).

6. Dopo 2 minuti spiattate sul un piatto ovale di ceramica bianco, cospargetele di prezzemolo tritato fresco e servite in tavola.

Ed ora un po’ di storia e di leggenda.

Apollo in Grecia : Apollo era uno degli déi più noti e influenti nell’antica Grecia; ed erano ben due le città che si contendevano il titolo di luoghi di culto principali del dio: Delfi, sede del già citato oracolo, e Delo. L’importanza attribuita al dio è testimoniata anche da nomi teoforici come Apollonio o Apollodoro, comuni nell’antica Grecia, e dalle molte città che portavano il nome di Apollonia. Il dio delle arti veniva inoltre adorato in numerosi siti di culto sparsi, oltre che sul territorio greco, anche nelle colonie disseminate sulle rive africane del Mediterraneo, nell’esapoli dorica in Caria, in Sicilia e in Magna Grecia.

Origini del culto : Le origini del culto apollineo si perdono, come si sa, nella notte dei tempi. È comunque opinione comune e consolidata tra gli studiosi che il culto del dio sia relativamente recente e che, precedentemente ad Apollo, il santuario di Pito avesse una sua antichissima religione ctonia, legata al culto della Dea Madre. Lo stesso racconto mitico di Eschilo su Apollo che riceve il santuario da Gea, Febe e Temi (Eumenidi,vv.1-19) e quindi uccide il ‘serpente’ Pitone, tenderebbe a confermarlo. Una recentissima teoria però (Sanna 2007), basata sulla ‘decifrazione’ degli enigmatici e tanto discussi documenti greci di Glozel (Vichy, Francia), tende ad ampliare il quadro mitico-storico interessante l’oracolo e collega la nuova, non identificata divinità, alla vicenda cadmea di Europa e a quella dell’alfabeto portato dallo stesso Cadmo in Beozia in periodo premiceneo. Divinità semitica che di quell’alfabeto, di provenienza ‘siro-palestinese’, era l’assoluta detentrice. Il santuario ctonio di Pito era stato dunque occupato, in qualche modo, da una divinità non greca (yh: da cui il noto successivo grido di IE, per Apollo ‘IEIOS’) la quale però, a sua volta, venne grecizzata, secondo quanto fa intendere il noto racconto erodoteo (Historiae,I,61-62) sulla cacciata dei Cadmei, ovvero dei semiti, da parte degli Argivi. Tuttavia la divinità inglobata nella sfera della cultura greca manteneva alcuni dei caratteri orientali della divinità, come ad esempio l’ineffabilità, la figura androgina, l’aspetto di dio ‘cacciatore e inseguitore’ del ‘lupo’ (da cui Apollo Liceo), le qualità di dio ambiguo o ‘obliquo’ (Lossia) ma, per chi sapeva capirlo rettamente, ‘salvatore’ e ‘liberatore’. Con la calata dei Dori (XII -XI secolo a.C.), una volta annientati i Micenei, il santuario, verisimilmente, subì l’umiliazione e la distruzione dei vincitori e solo verso il IX – VIII secolo a.C. fu riaperto e si risollevò, ma con un Lossia del tutto trasformato e in linea con la nuova religione. Il potentissimo dio androgino di origine semitica entrava così a far parte della ‘sacra famiglia’ olimpica, sdoppiandosi in Apollo e Artemide e diventando figlio di Zeus e di Leto. Sempre secondo questa teoria, supportata da solide basi documentarie, la famosa E apud Delphos (la lettera alfabetica epsilon posta tra le colonne nell’ingresso del santuario apollineo) di cui ci parla lo storico Plutarco, la ‘È che stava alla base dell’epifonema esprimente ‘acuto dolore’ (Esichio) dei fedeli, potrebbe fornire la prova che il nome di Apollo (mai sufficientemente compreso e spiegato dagli studiosi: Farnell, Kern,Hrozny,Nilsson,Cassola, ecc.) fosse derivato da un A/E -pollòn (il grido di dolore ‘ah!,’eh’! esclamato più volte, così come testimoniano la letteratura greca tragica e paratragica).

Apollo viene normalmente raffigurato coronato di alloro, pianta simbolo di vittoria, sotto la quale alcune leggende volevano che il dio fosse nato.

Apollo e Daphne

Un giorno, Cupido, stanco delle continue derisioni di Apollo, che vantava il titolo di dio più bello, dio della poesia nonché un arciere migliore di lui, colpì il dio con una delle sue frecce d’oro, facendolo cadere perdutamente innamorato della ninfa Daphne. Allo stesso tempo però, colpì anche la ninfa, con una freccia di piombo arrugginita e spuntata, stregandola in modo che rifiutasse l’amore di Apollo e addirittura rabbrividisse per l’orrore alla sua vista. Perseguitata dal dio innamorato, la ninfa, piangendo e gridando, chiese aiuto al padre Penéo, dio dei fiumi, che la tramutò in una pianta di lauro, o alloro. Apollo pianse abbracciando il tronco di Daphne che ormai era un albero. Per questo il lauro divenne la pianta prediletta da Apollo con la quale era solito far ornare i suoi templi

ammappela ! che fustacchione!

Apollo - autore sconosciuto

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